La speranza non è nè di destra nè di sinistra

strade

Non so se sarà il primo o l’ultimo dei miei articoli per il blog di Italioti ma voglio da subito evidenziare una mia attitudine: fare domande. Sono un curioso per eccellenza! Ne pongo in continuazione a me stesso e agli altri e vorrei tenere in questo articolo lo stesso approccio.  Vorrei andare anche oltre cercando di darmi e darvi delle risposte in modo semplice, con l’obiettivo di “renderci piu’ consapevoli di come potrebbe essere l’Italia se solo ci si mettesse in gioco”.

Iniziamo. Chi sono? Alessio, 30 anni appena compiuti, giramondo per lavoro i 3 anni dopo la laurea e da altri 3 anni con fissa dimora a Milano. Ho avuto il privilegio di vivere in diversi paesi (Olanda, Francia, Inghilterra e Stati Uniti) e di aver visitato parecchie città nel mondo.

Vorrei con questo articolo cercare di semplificare i modelli di politica di destra e sinistra utilizzando 4 campi di politica economica e suggerire degli spunti di discussione su cosa potrebbe essere meglio per l’Italia in quegli ambiti.
Partiamo dal primo punto, cerchiamo di semplificare i modelli di approccio economico storico delle due fazioni. Per semplicità userò solo 4 ambiti economici:

                 tabella

Mercato del lavoro

Spero e mi aspetto che la maggior parte delle persone riconosca che in Italia abbiamo bisogno di un mercato del lavoro con una migliore flessibilità.

Questo articolo di Emiliano Mandrone su lavoce.info aiuta a capirne il dettaglio. La sintesi è che vi sono due tipi di flessibilità: la flessibilità “buona” che è quella organizzativa e permette di venire in contro alle esigenze aziendali (Es. Lavoro notturno, festivo, straordinario) e la felssibiltià “cattiva” cioè quella contrattuale (contratti atipici) spesso priva di motivazione da parte dell’azienda se non la convezienza economica. Purtroppo un approccio tale non è stato mai sviluppato in Italia,  perchè quando si sono fatti dei passi avanti da una parte ne sono arrivati 5 indietro dall’altra. Tutto questo per favorire il compromesso, cosi’ da perderci tutti. La mia opinione è che la concertazione è  uno dei piu’ grossi mali dell’Italia!!! È giusto che si interagisca con le parti sociali per capire i punti di vista di tutti e che si cerchi un compromesso ma solo per avere il meglio da una decisione. Questo non va confuso con quello che si fa in Italia, che senza l’accordo di tutti si usa la strategia del “non-decidere” che ha portato l’Italia a rimanere fermi nell’ultimo ventennio.

Questo approccio di che tipo è? Sulla carta dovrebbe essere di destra. Per la sinistra/sindacati già soltanto parlare di lavoro notturno e festivo è ancora, purtroppo, un po’ eretico. In Italia la corrente di pensiero “Renziana” e “Montiana” è forse l’unica che secondo me si avvicina a questo approccio.

Sempre lavoce.info con l’articolo di T. Boeri e P. Graibaldi  sostiene che la riforma Fornero/Monti è incompiuta. Vero, verissimo ma vorrei tanto che si riuscisse a fare un altro “trova le differenze” su come è entrato il decreto Forneo in parlamento e su come è uscito.

Ma tu non ti metti in gioco da Italiano? Certo! E vorrei lanciare la mia prima proposta/provocazione perchè oltre alla flessibile organizzativa  non abbiamo anche una flessibiltà intergenerazionale, mi spiego:

Lavoro da 5 anni (sono sicuro che puo’ valere anche per una persona che lavora da 10) e una delle cose che ho riscontrato, è la quantità di ferie arretrate che mi ritrovo in busta paga e cosi’ è lo stesso per tanti miei colleghi e amici. E allora mi sono chiesto… non saranno troppe le ferie contrattuali?

Per esempio, perchè invece le ferie non posso aumentare in funzione dell’età? Facciamo alcune assunzioni:

  • Quando si è giovani si ha piu’ energia e meno bisogno di riposare
  • Quando si è piu’ giovani si ha meno bisogno di tempo da dedicare alla propria famiglia perchè magari non si è ne sposati ne si hanno figli
  • Quando si è all’inizio della carriera lavorativa si cerca una maggiore retribuzione perchè in valore nominale è sicuramente piu’ bassa e anche “solo” 100 euro in piu’ al mese fanno comodo.

Allora perchè non diamo meno ferie quando si è piu’ giovani e si danno piu’ soldi in busta paga? perchè andando avanti con l’età, o anche attraverso il cambiamento del proprio status (una moglie, un figlio), non si possono aumentare i giorni di ferie e permesso invece dell’aumento di stipendio in modo da poter dedicare piu’ tempo alla famiglia?

Se ora mi avessero detto di poter convertire le mie ferie arretrate in stipendio, senza incorrere in una elevata tassazione, l’avrei fatto immediatamente. Ovviamente, mi rendo conto che lasciare completa liberta’ d’opzione possa portare al rischio di incorrere in soprusi da parte del datore di lavoro, che puo’ mettere nelle “condizioni” il dipendente di scegliere cio’ che è piu’ conveniente per l’imprenditore. Secondo me con i giusti accorgimenti legislativi si potrebbero aiutare i giovani nei primi stadi della vita lavorativa. Sarebbe interessante ricevere i vostri commenti e capire se altre persone hanno scritto in materia per vedere i possibili effetti negativi di un tale approccio.

Perimetro statale

Spero e mi aspetto che la maggior parte delle persone sia d’accordo nel considerare il perimetro statale italiano troppo ampio. Il mio criterio di valutazione è: quando lo stato non è piu’ in grado di gestire una organizzazione cosi’ ampia in modo efficiente ed efficace?

Lo stato dovrebbe cercare di svolgere solo attività che il mercato non è in grado di gestire e sostituirsi per le sue mancanze. Lo stato dovrebbe anche evitare di fare l’imprenditore. Sono due ruoli diversi e ognuno deve fare il suo!

Questo approccio di che tipo è? Questo approccio è sicuramente piu’ di destra che di sinistra, la quale probabilmente vorrebbe aumentare il perimetro statale.

Voglio comunque definire meglio cosa intendo e porto un esempio di quando lo stato invece dovrebbe intervenire: la gestione del bene primario per eccellenza, l’ Acqua.

Acqua pubblica o acqua privata? è uscito da poco un articolo sul corriere.it di Riccardi e Pagano sui risparmi  che a Parigi hanno ottenuto, da due anni a questa parte, passando da un sistema privato ad uno pubblico (35 Milioni di risparmi e 8% di abbasamento delle tariffe). Il risultato è stato ottenuto perchè con l’acqua privata si sono creati due monopoli e nessuna concorrenza. Il mercato in questo caso ha fallito ed è dovuto intervenire lo Stato per sostituirsi. Allo stesso modo è incomprensibile come in alcune regioni del sud Italia, per esempio la Calabria (e parlo con cognizione di causa), tutt’ora in estate vi siano problemi con l’approvvigionamento dell’acqua. Qualcuno non mi venga a dire che è perchè mancano le fonti, perchè altrimenti a Las Vegas o Dubai che cosa dovrebbero fare?

In Italia il perimetro statale deve essere ripensato, diminuito sfruttando le migliori pratiche che ci sono nel mondo. C’è qualcuno che ha già sbagliato prima di noi e purtroppo gli italioti non sanno imparare dagli errori degli altri. La prima cosa a cui guardare sono i servizi pubblici e non tanto perchè debbano diventare privati o meno, ma perchè non devono piu’ essere rifugi per politici falliti!

Pressione Fiscale & Welfare

Spero e mi aspetto che la maggior parte delle persone siano d’accordo sul fatto che la pressione fiscale è il controaltare del welfare: ad una elevata pressione fiscale dovrebbe corrispondere un elevato livello di Welfare e viceversa.

In questo momento in Italia abbiamo un elevata tassazione dovuta a due fattori:

  1. un importante welfare (diciamo su modello europeo di un economia sociale di mercato) anche se con grossi problemi sia di efficienza che di efficacia
  2. un’ elevata evasione fiscale

Partiamo dalla tassazione considerando che il fisco dovrebbe avere tre obbiettivi primari:

  1. coprire i costi derivanti dalla struttura dello stato
  2. perequazione sociale
  3. incentivazione di comportamenti da parte della comunità

Sicuramente in Italia i traguardi sopra descritti non sono stati raggiunti in pieno. Il governo dei tecnici, nell’ultimo anno, ha cercato di ottenere la copertura del bilancio con un aumento delle tasse, dovuto principalmetne ad un’emergenza dichiarata, che la diminuzione di costi (spesa pubblica) non sarebbe riuscita a conseguire in cosi’ breve tempo.

La seconda e la terza finalità invece hanno molta strada prima di potersi considerare realizzate. Si potrebbe fare un elenco infinito sulle cose che si potrebbero attuare. Sicuramente italioti.it cerca e cercherà di fare la sua parte nel proporre qualcosa, per ora mi limito ad evidenziare due azioni concrete, una per ogni scopo:

  1. migliorare lo strumento dell’ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) che potrebbe portare anche ad una riduzione della spesa pubblica. Non è giusto che una persona con un conto in banca di milioni di euro paghi solo il ticket sanitario (50 euro) per un esame come la risonanza magnetica che ne costa allo stato 350; se puo’ permetterselo paga tutta la spesa. È giusto invece che chi non può permettersi i 50€ di ticket non debba pagare l’esame e che sia tutto a carico dello stato. Questo indicatore ha pero’ tutt’ora dei limiti che vanno migliorati, per esempio da un grande peso alla liquidità in banca e meno al casa di proprietà. Secondo me con gli opportuni investimenti per migliorarlo si otterrebero enormi risultati.
  2. Attuare il Piano Giavazzi per la riallocazione degli incentivi alle imprese in modo da ridurre il cuneo fiscale.  Cos’è il piano Giavazzi?  In sintesi, si propone di ripensare i trasferimenti alle imprese seguendo due criteri:
  1. Solo in caso di evidenti fallimenti di mercato e quindi in cui l’intervento dello stato è strettamente necessario
  2. Quando i costi indiretti (amminstrativi o derivanti dalla distorsione degli incentivi) non superino i benefici del trasferimento stesso.

L’assunzione di base, giustificata da analisi macroeconomiche, è che una riduzione della spesa non produttiva compensata da un riduzione della pressione fiscale, porterebbe un vantaggio in termini di crescita, con un aumento del PIL del 1.5% nell’arco di 2 anni, assumendo un taglio degli incentivi di 10 Miliardi di Euro all’anno.

Questo approccio di che tipo è? Forse questo è sia di destra che di sinistra o forse è proprio la sintesi dell’approccio di destra e di sinistra: Vogliamo chiamarlo Centro? Vogliamo chiamarlo senso civico? Vogliamo chiamarla scelta civica?

Quindi è meglio una politica di destra o sinistra? Probabilmente non ha piu’ senso cercare di fare un esercizio del genere ma cercare di guardare l’idee da un altro punto di vista e cioè cosa potrebbe rendere l’Italia un paese migliore. Spero di aver chiarito dove si dovrebbe concentrare l’attenzione della nostra classe dirigente una volta terminato questo circo che chiamano campagna elettorare. Solo 4 punti non mille e alcuni di questi sarebbero a costo zero o addirittura con effetti positivi sul bilancio pubblico.

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