Italioti cazzi vostri!

vitelloni” Come il cetriolo per l’ortolano ed un ombrello di seta. La tua risposta qual’e’, caro cittadino?  Le bombe, le pietre dal cavalcavia, o cambi canale sulla D’Eusanio? E’ venuta l’ora di pensare mio caro. La tua risposta qual e’, caro cittadino? ”
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Brancaleone l’Italiota – Parte ultima

Brancaleone 3

Eccoci infine alle battute finali della saga del nostro eroe Italiota. Dopo la genesi del valoroso, la descrizione dei nemici (Parte prima) e dei potenti alleati (Parte seconda), scopriamo verso quale ambita meta si dirige repentinamente.

LO RICCO BOTTINO

Ma noi non ci crediamo, dicevamo …

La nostra verità è che per correre nell’arena politica Italiota serve un’organizzazione. Non si arriva ad Aurocastro senza una mappa, senza villaggi ospitali nei quali trovare sicuro giaciglio, viveri e cavalli freschi per il viaggio.

Ma chi dispone di una capillare organizzazione nel territorio Italiota?

I Rossi Comunisti, i quali, tuttavia, sono invisi a Brancaleone Italiota.

La Protezione Civile, che da 10 anni a questa parte è diventata una legione di Silvio Magno.

Poste Italiane, lo vediamo bene Brancaleone con il suo mite faccione all’interno di un poster dal giallo contorno a flirtare con la vecchietta che va a ritirare pensione e gli bestemmia dietro.

Poste

Ma ecco che spunta la vecchia DC, la tanto cara al popolo Italiota Democrazia Cristiana.

E fu così che il tanto coeso popolo cristiano si riunì al servizio di Brancaleone per la riconquista del Feudo Italiota.

Eccolo quindi il ricco bottino che si appalesa in tutto il suo splendore davanti a Brancaleone Italiota, scudieri e popolo (demo)cristiano tutto. La nuova contro-riforma Italiota per la difesa dello status quo.

È forse un caso che ogni qual volta si è presentata l’occasione per la sinistra Italiota di andare al potere, si sia manifestato un evento esterno tale da pregiudicarne la vittoria? Forse è un caso. Forse no.

Lo scenario politico Italiota, reduce dalla peggiore disfatta del Silviomagnismo, con il centro relegato ad una setta fanatico-conservatrice e con una serie di forze minoritarie atte a frammentare il consenso, risultava infatti perfetto perché la sinistra facesse man bassa di consensi.

Ed è proprio in questo scenario che cala dall’alto Brancaleone Italiota, persuaso da forze notturne e misteriose. Cala dall’alto (o sale dal basso a seconda delle varie interpretazioni) quale baluardo dei valori cristiano-bancari-elitari della penisola Italiota.

Chi meglio di Brancaleone Italiota avrebbe potuto garantire la tutela del Vaticano interesse? È bene ricordare, infatti, la prima visita ufficiale di Brancaleone Italiota, in data 14 gennaio 2012. Chi ha omaggiato il nostro salvatore? I terremotati dell’Aquila? I cassintegrati di Pomigliano? Gli alluvionati liguri? Niente di tutto ciò. Brancaleone Italiota è andato a porgere visita al successore di Pietro, il quale ha “benedetto” il nostro eroe per l’avventura intrapresa: “Voi avete cominciato bene in una situazione difficile e quasi insolubile”. Peccato abbiano finito peggio in una situazione più facile (ma questo era prevedibile e non sarebbe corretto dare colpe al nostro condottiero). Cosa ne è stato dell’IMU sui possedimenti della Chiesa, caro Brancaleone?

E che dire degli amici bancari? E dell’elite dei professori?

Caro Brancaleone giù la maschera.

Smettiamola con la storia del bene comune, della politica delle buone maniere, della competenza, del rigore?

Siamo un paese con troppi anni di storia alle spalle, con troppi misteri irrisolti, con troppi nodi mai affrontati. E lei ne è parte integrante tanto quanto les miserables che la appoggiano e che la contrastano.

Non si riceve una nomina a commissario europeo senza essere parte di un sistema di nomine & favori. Non si diventa International Advisor per Goldman Sachs senza avere la possibilità di bussare alle porte che contano. Non si diventa Presidente della più importante Università Italiota senza il consenso maggioritario dell’intellighenzia dominante.

E smettiamola con la storia dell’apprezzamento franco-germanico. Saremo anche un popolo di Italioti assuefatti a qualsiasi forma di malgoverno, sia esso una dittatura dichiarata o malcelata sotto forma di democrazia, sia esso di destra o di sinistra, ma saremo in grado di esprimere una preferenza.

L’emergenza Italiota in cui siamo finiti l’abbiamo creata tutti con fatti, opere, parole ed omissioni – nessuno escluso – nemmeno lei caro Brancaleone.

Quando parlava di bene comune, si definiva al servizio del paese. Ora che corre per vincere, non è più disposto a fare il ministro di altrui governi. Ci viene il dubbio che sia rimasto morbosamente attratto dall’anello del potere. Ci viene il dubbio che non era super partes, ma intra-partes.

Per quello che abbiamo visto fin ora, caro Brancaleone, lei non aiuta a smacchiare il grigio fumo del nostro Tricolore Italiota.

Brancaleone l’Italiota – Parte seconda

brancaleone 2v

Dopo aver trattato brevemente del nostro Brancaleone e dei suoi acerrimi nemici (Leggi)… ci apprestiamo, cari Italioti, a conoscere meglio i suoi compagni di ventura

LI FIDI SCUDIERI

Chi sono i fidi scudieri al fianco del condottiero dal grigio pelo nella battaglia per il Chigio Palazzo?

Alla destra del nostro eroe, cavalca fiero Pier Ferdinando il Bello, tra i primi e più fedeli sostenitori di Brancaleone Italiota.

Egli è presente nelle maestose stanze della politica Italiota fin dal lontano A.D. 1983, quando figurava tra i più stretti collaboratori di Arnaldo Forlani (lo stesso dello storico processo ENIMONT dell’era tangentopolis, il quale ebbe a dire di se stesso: “Parlo senza dir niente? Potrei farlo per ore”). E come il suo maestro, anche Pier Ferdinando il Bello parla in pubblico da trenta lunghi anni senza nulla dire (provate, insulsi Italioti, a fare memoria di una sola idea – non necessariamente politica – degna di menzione, pronunciata dal valente crociato).

Da sempre fervido credente della cristiana famiglia. Verrebbe da chiedergli: “Quale?”. La prima? La seconda? O la famigghia? Con riferimento a quest’ultima, non dimenticate che Pier Ferdinando il Bello si è inoltre distinto nel tempo per il sacro valore dell’amicizia. Noto è infatti quanto egli fosse amico del nobile siculo Totò Cuffaro (si, proprio lui, u Zi Totò “Vasa Vasa” (kiss kiss) – attualmente domiciliato presso il carcere di Rebibbia per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio). Pier il Bello riponeva tanta stima nell’amico.

Ancor più a destra, rispetto al nostro duce, troviamo Giovan Franco del Feudo di Montecarlo. Costui ebbe nella sua vita un percorso tanto travagliato che quando il nostro Brancaleone Italiota ne venne a conoscenza, mosso a lacrima bancaria, volle averlo al suo fianco per affidargli (almeno) un altro mandato parlamentare.

Anch’egli fu eletto per la prima volta alla Camera nell’AD 1983 (proprio come Pier Ferdinando il Bello). Fu segretario del Movimento Sociale Italiano (1987), fortemente voluto dal mentore Giorgio Almirante, salvo essere qualche anno dopo (1995) tra coloro che a Fiuggi ne propiziarono lo scioglimento per dare vita ad una nuova creatura politica, Alleanza Nazionale, di cui venne nominato presidente. Giovan Franco decise quindi (1993) di conquistare l’Urbe (niente marcia questa volta, solo come sindaco), ma venne sconfitto dall’unico uomo sulla terra ad essergli innanzi sul trono dei voltagabbana, Francesco Rutello oculo bello. Allora Giovan Franco di Montecarlo decise di stringere patto con Silvio Magno, insieme a Pietro Ferdinando il Bello, per la conquista del governo. Ma è cosa nota che a Giovan Franco piacciono gli scioglimenti, così prima (2008) avallò la fusione, non paritetica ma patetica, di Alleanza Nazionale nel Popolo della Libertà, poi (2010) ruppe la storica alleanza con Silvio Magno, rimandando la Libertà del popolo al Futuro.

Non vi sembra di vederli i Tre dell’Avemaria – Brancaleone Italiota, Pier Ferdinando il Bello e Giovan Franco di Montecarlo – incedere spediti verso la meta, col sole alto nel cielo ed il vento alle spalle.

A questo punto della nostra storia, non vi viene forse da domandarvi, inermi Italioti, cosa accomuna i valorosi scudieri al nostro Brancaleone Italiota (oltre alla meta, si intende)?

I primi hanno così tanto in comune che potreste insultare l’uno e voltarsi l’altro.
Entrambi sono dei baby-boomers, poi diventati grandi-bloomers.

Entrambi sono cresciuti sotto l’ala protettrice di celebri protagonisti della vita politica italiota.

Entrambi sono entrati in parlamento nel lontanissimo 1983 ed ivi sono rimasti per 5 lustri di luna, 8 Legislature (la metà del numero totale di Legislazioni della Repubblica Italiota, post Assemblea Costituente), 10.780 giorni di Parlamento (dura la vita!).

Arrivano i nostriV

Entrambi hanno avuto come stella polare il DPF, non il Documento di Programmazione Finanziaria, ma il motto Dio, Patria & Famiglia. Non discutiamo certo del rapporto con il Principale, ma in quanto a Patria & Famiglia, i nostri eroi avrebbero potuto fare di meglio. Sulla Patria, di essi non residua traccia, eccezion fatta per una leggina sulle cannette (Legge Fini-Giovanardi) ed una sui neri perigli (Legge Bossi-Fini). Sulla famiglia, per la serie predica bene & razzola come te pare, entrambi hanno contratto duplice matrimonio (nonostante nostra Santa Romana Chiesa).

Entrambi sono stati al fianco del duce Silvio Magno, salvo abbandonarlo a cammino intrapreso. Per primo Pier Ferdinando il Bello, non certo per idee politiche divergenti (si sa che il nulla converge per definizione con se stesso), quanto per una differente visione estetica della figura presidenziale, ed infine Giovan Franco di Montecarlo, reo di aver cospirato per la successione al trono.

Ma il nostro Brancaleone Italiota cosa ha a che spartire con i due più vicini scudieri? Egli che è tanto stimato, apprezzato ed applaudito nei reami vicini et lontani al Feudo Italiota?

Nulla. Diversamente, non sarebbe stato il fiero Cavaliere, di bona figura, tanto ambito dai primi due.

Proprio la distanza del nostro Brancaleone Italiota dagli scudieri, tralasciando un manierismo di facciata, è l’elemento che inquieta maggiormente. I protagonisti di questa commedia Italiota avranno, infatti, incontrato le loro difficoltà nel trovare dei tratti comuni da usare come canovaccio per la campagna elettorale. Se anche un uomo illuminato come Brancaleone, dalle esperienze internazionali, presidente dell’avanguardia universitaria nostrana, arriva a dichiarare che “la famiglia è formata da un uomo e una donna ed è giusto che i figli crescano con madre e padre”, vuol dire che siamo al post-frutta.
Peccato l’aver tralasciato lo Spirito Santo in questo quadretto idilliaco.

Ma dobbiamo veramente pensare che Brancaleone Italiota creda in questa visione? Se un uomo che ha girato il mondo, sedendosi a tavola con individui dalle estrazioni e provenienze più disparate, arriva a simili conclusioni, bene signori, qui non si discute di politica Italiota, ma di antropologia (l’involuzione della specie).

Ma noi non ci crediamo.

Nella prossima ed ultima puntata della saga del nostro eroe (domani mercoledì 30 gennaio) scopriremo perché un uomo così saggio decida di facere a mezzo con omeni da poco e per quale ricco bottino …

Brancaleone l’Italiota – Parte prima

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Una rivisitazione delle avventure di Brancaleone da Norcia nel contesto dello scenario politico Italiota …

La Scoperta Della Pergamena

Abacuc (anziano notaio) – “Conferiamo allo possessore di questa pergamena la proprietà della città e della rocca di Aurocastro nelle Puglie, e le vigne e gli armenti e tutte le ricchezze annesse. Lo Cavaliere feudatario facie grande giuramento di saggiamente governare la città ed eliminare lo nero periglio che vien dallo mare col novo vento delle primavere, quando …”

Mangold (scudiero) – Me ve digo: trovemo uno Cavaliere si, ma non vendemoghe la pergamena. Andemo con lui a capà terra e foido e tute robe. Che esso sia nostro duce e noi sua schiera, Ma prima farà giuramento che spartirà con noi tutta ‘a roba.

Taccone (ragazzino) – Giusto!

Pecoro (robusto villano) – Sie, ma per faciere questa abbisogna si uno Cavaliere, fiero, di bona figura, ma che ave fame de beni e de tere, insomma, uno Cavaliere senza denaro, malconcio come noi altri.

L’Incontro con Brancaleone

Abacuc (anziano notaio) – Noi avessimo questa pergamena da uno grande e nobile Cavaliero che ce la dette in punto di morte. Ora noi offriamo a te, Cavaliere ardito e sanza macchia (Mangold: e sanza palanche) la ventura di prendere possesso del ricco Feudo e della Rocca di Aurocastro, al patto che tu fai gran giuramento di spartire ogni ricchezza e ogni bene con tutti noi.

Brancaleone da Norcia – Voi sapete chi io sia?

Pecoro (robusto villano) – None.

Brancaleone da Norcia – Lo mio nome – Stare attenti! – Lo mio nome est Brancaleone da Norcia. […] quindi sgombrate, omeni da poco, voi e lo vostro misero Feudo.

Abacuc (anziano notaio) – Vigneti, bestiame e mare pescoso da facere a mezzo!

Brancaleone da Norcia – Ed inoltre, ponilo bene a mente, vecchio, Brancaleone da Norcia non fece mai a mezzo con nessuno. Mai!

* * *

E come l’eroe di Monicelli (notate bene l’attualità dell’opera del 1966), lo nostro stimato et internazionalmente riverito Brancaleone fece a mezzo. E con omeni da poco si mise in combutta per la conquista del ricco e dal mare pescoso Feudo Italiota, che oggi chiameremmo senza alcun indugio “Eurocastro”.

Adesso, cari nostri pallidi Italioti, procuratevi un paio di occhiali speciali – come quelli che vi danno al cinema per i film in 3D – ed osservate attentamente i personaggi della commedia monicelliana: non vi ricordano tanto quel guazzabuglio di parlamentari di lungo corso (Casini, Fini & Co.), i quali lontani dall’egida del Cavaliere ardito e sanza macchia non sarebbero mai riusciti anche solo ad avvicinarsi alla tanto desiderata Aurocastro?

E l’iniziale atteggiamento del fiero Brancaleone non vi ricorda forse quel primo Monti, tanto orgoglioso della sua distanza rispetto a cotanta barbarie del politicume italiota (“omeni da poco”)?

Cosa è successo al Brancaleone dei nostri giorni di tale portata da fargli cambiare così repentinamente rotta?

Non sembrava egli così determinato nelle intenzioni di rimanere terzo spettatore della zuffa elettorale?

Il Brancaleone di Monicelli cede, infatti, alle lusinghe dei tre villani solo dopo aver malamente perso la possibilità di avere in sposa la figlia del signore locale (Ulrico), complice un destriero (Aquilante) che decide di non assecondare i comandi del padrone e rifugge il combattimento (mica scemo Aquilante!).

Ma torniamo al nostro Brancaleone Italiota. Non aveva egli altri prestigiosi (ed altrettanto pescosi) incarichi nazionali ed internazionali da ricoprire? Non aveva egli certa la possibilità di accedere alle stanze del Quirinale senza colpo ferire? O gli era forse così ripugnante l’idea di spogliarsi di un’armatura che non gli appartiene e calzare magnifiche pantofole da Magnifico Presidente, ritirandosi così a meritato riposo?

Ai più questo rimane un mistero. Ma non sarebbe il primo né l’ultimo dei misteri del paese Italiota.

Ed eccoli che tutti insieme, Brancaleone Italiota in prima fila e villani a seguito, marciare verso la tanto agognata Aurocastro. Sono ovunque, a tutti gli orari, in cielo, in terra et in ogni altro loco (non dimentichiamo, infatti, che avendo i nostri valorosi ricevuto la benedizione papale, sono diventati uni e trini). Sono determinati, ostentano la sicurezza del buon padre di famiglia (che con la casa in fiamme si affanna a salvare le uova dal frigo) e, all’occorrenza, sfoderano lingue taglienti come spade.

I nostri crociati si apprestano infatti a fare Guerra Santa contro lo nero periglio che vien dallo mare.

Vi starete domandando, nostri piccoli e stupidi (certo non brutti) lettori Italioti: ma chi sono li nemici di questa Guerra Santa? Su quali fidi scudieri potrà fare affidamento Brancaleone Italiota? E soprattutto, per quale ricco bottino? Ma andiamo per ordine.

Lo Nero Periglio

Quanto ai nemici, essi sono numerosi e feroci. Sono barbari che vengono da terre lontane. Essi parlano idiomi ignoti, sono litigiosi e usi a tradizioni antiche. Facendo uso della necessaria semplificazione, questi possono essere raggruppati sotto tre principali vessilli, ai lati dei quali agisce una tribù solitaria di cani sciolti.

La schiera più numerosa et temuta è quella che viene da levante. Essi sono li Rossi Comunisti guidati dallo duce romagnolo. Narrano le cronache antiche che egli non ride mai, anche se non pochi lo videro versare lacrime davanti al cantore di questi grigi tempi, lo storico Bruneum Vespa, noto come lingua lunga (et usata), il quale innanzi all’evento non si attardò a commissionarne un calco di pregiata fattura. Codesti Rossi sono infimi peccatori: tanti sono li golosi (è noto a tutti che i comunisti sono soliti mangiare bambini, specie se bianchi e battezzati), quanto li sodomiti (essi hanno l’ardir d’affermare che persone dello stesso genere possano copulare et godere et creare una famiglia). Essi sono litigiosi e mai domi: tanto deve lottare lo duce rosso per chetarne le avide mire e le sodomiti lingue.

La seconda fazione, meno numerosa, ma più sanguinaria, est quella comandata dal vegliardo duce Silvio Magno, detto chioma fluente, che per fattezze ed ambizioni ricorda il corso Napoleone. Essi vengono dal ponente e sono dediti a pratiche antiche, come lo jus primae noctis. Si dice inoltre che il vecchio regnante si nutra di sangue di vergini (!) marocchine per vivere di eterno vigore.

Essi non sono meno peccatori degli altri (anco se, fatto strano, per decenni ebbero a

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godere di protezione papale): lussuriosi, millantatori ed avidi popolano le loro fila, ma tutti uniti e proni al volere del duce Silvio Magno. Essi fecero fratellanza con i Lanzichenecchi della Padania, guidati dal nano Marone (foto), succeduto di recente al vecchio e storico alleato di Silvio Magno, Umberto Duro Augello, che di negher e teroni fece strage, li primi nello mare di Lampedusa e li secondi al vallo padano.

La terza legione nemica non ha origini radicate come le altre, ma più lunghe rispetto a quelle che i più si attendevano. Questa è la legione che porta nel vessillo cinque stelle ed è guidata dal predicatore Savonarola Grillo, che gira in lungo e largo il Feudo Italiota denunciando il mal costume imperante delli uni e delli altri. Tanto temuto è codesto predicatore, sia dal nostro Brancaleone Italiota (vedi post Italiota del 12 gennaio) sia dai suoi nemici, che prima o poi, come il frate dominicano Girolamo, verrà scomunicato, impiccato e arso, in quanto “eretico, scismatico e per aver predicato cose nuove”.

ImageInfine, a completare le schiere nemiche del nostro Brancaleone Italiota vi è la tribù dei cani sciolti. Essi furono in tempi antichi (!) magistrati ed acerrimi avversari di Silvio Magno. Tra le loro fila si nasconde Tonino l’egiziano (foto), non per provenienza, ma per geroglifico idioma, che di grandi possedimenti et multilocali fece incetta. Oggi, dismesse le sacre toghe, prendono arme contro tutti e non risparmiano la lama a nessuno.

Su codesti infedeli dovrà avere la meglio il nostro Brancaleone Italiota per espugnare la valle di Aurocastro.

Egli è tuttavia parso piuttosto mite, di svizzera belligeranza e per nulla incline alle masse: non dimenticate, piccoli Italioti dalla corta memoria, che il nostro eroe non subì graffio, né proferì offesa, nella pur sanguinosa (per il volgo) e breve parentesi governativa. Sarà allora il nostro eroe in grado di offendere i contendenti nella battaglia imminente? O forse egli confida ancora nella storica masochista remissione del popolo Italiota? In fondo, fu così con barbari, saraceni, normanni, spagnoli, francesi, austriaci, fasci-nazisti, titini, americani, mafiosi, sempre con il beneplacito dello Stato Pontificio. Perché questa volta la storia non dovrebbe ripetersi? In questo forse confida, in cuor suo, Brancaleone Italiota?

Nelle prossime due puntate della saga del nostro eroe, tratteremo de “Li fidi scudieri” (martedì 29 gennaio) e de “Lo ricco bottino” (mercoledì 30 gennaio) … seguiteci infedeli Italioti …

L’Italia e’ un paese da distruggere – Come risponderesti?

la meglio gioventu

Secondo il professore: “L’Italia e’ un paese da distruggere, un posto bello e inutile, destinato a morire.”
Mio caro Italiota, ti rivedi in queste parole? Che cosa diresti al professore?
Perche’ non dovremmo distruggere l’Italia?
Qual’e’ la raison d’etre del nostro Paese?

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Sogno di una notte di mezzo inverno

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Fabrizio Corona latitante, attentato sfiorato ad Ahmed Dogan, Berlusconi che propone di escludere gli indagati dalle liste dei candidati, tariffe del gas cresciute de 23% in due anni.

Sono queste alcune delle notizie che si alternano tra TG, quotidiani, radiogiornali di una settimana invernale italiana.

Ce n’é una in particolare che attira la mia attenzione, più per una fantasia personale che per interesse: l’Inaugurarion Day, il giorno dedicato alla cerimonia d’insediamento del Presidente americano neo eletto.

Il giuramento del Presidente, un elogio alle elezioni democratiche che gli Stati Uniti, simbolo del patriottismo per eccellenza, festeggiano all’ “Americana” appunto, senza badare a spese, con eventi, trasmissioni, parate.

I media nazionali e mondiali si concentrano su questo evento, le testate giornalistiche globali puntano i riflettori sulla popolarità di Obama, eletto con il 56% dei consensi. E’ stata persino creata una App per l’occasione, da scaricare sul proprio smartphone per seguire in diretta la cerimonia, twittarla, commentarla.

I punti del programma politico americano in fondo non distano così tanto da quelli che si trovano ad affrontare la maggior parte dei Paesi Europei, chi più chi meno, Italia in primis: le previsioni dei prossimi 4 anni vertono su agenda economica, controllo della spesa militare, immigrazione, investimenti in energia pulita. Temi più o meno trasversali, che possono avere impatti e applicazioni differenti a seconda del contesto socio culturale politico in cui vengono applicate, ma che tutti ci troviamo ad affrontare.

Altro denominatore comune, la visione dei media, New York Times in primis, che analizzano in dettaglio il programma Obama dichiarando che “bisogna attuare una strategia per evitare gli errori del passato”. Tutti i procedimenti elettorali mondiali si basano su un mea culpa degli errori del passato. E’ una condicio sine qua non per fare politica.

Da queste immagini di festa, di eventi, di sorrisi, di investimento in marketing politico (perché é di questo che si tratta), parte la mia elucubrazione mentale.

Ma ci immaginiamo un Inauguration Day tutto italiano?

Scenari contrastanti offuscano la mia mente. Come cambierebbero i festeggiamenti dei potenziali vincitori? PD, PDL, Movimento 5 Stelle, Agenda Monti…un susseguirsi di immagini di feste a tema.

Immagino una signora Monti che apre le danze ballando, fasciata in un tailleur bianco e sfoggiando una nuova frangetta di cui tutta l’Italia parlerà per giorni e giorni, sulla falsa riga della First Lady americana. Monti, vestito per l‘occasione con un Loden nuovo, apre il suo speech in tono pacato, con sottotitoli in tedesco per compiacere l’ospite d’onore Angela Merkel. Sullo sfondo un grafico dell’andamento dello spread dal pre al post governo tecnico.

Tema del party: evasori Vs moralizzatori. È richiesta la presentazione del 730 all’ingresso.

Colonna sonora: Another one bites the dust, Queen, con chiari riferimenti al collega Bersani.

Gadget: piccole agende in pelle di evasore, marchiate “Insieme per l’agenda Monti”.

Il party si chiude con il gioco “caccia all’evasore”. Sarà eletto vincitore colui il quale, presentando il maggior numero di scontrini/documenti dal 2009 a oggi inerenti a spese sostenute, regali effettuati, eventuali vincite, donazioni ricevute, prestiti da terzi, spese telefoniche, spese condominiali, medicinali, riscaldamento rette scolastiche,  dimostrerà di rientrare nelle spese medie ISTAT 2011. In palio una social card e un’esenzione dai controlli fiscali valida un anno.

Si pasteggia a spumante, italiano, onde evitare dazi di importazione.

Ai più piccoli è riservata una delle 1.000 sale da gioco prevista dalla recente legge di stabilità: per insegnare che quando il gioco si fa duro, i duri devono cominciare a giocare anche da piccini.

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La speranza non è nè di destra nè di sinistra

strade

Non so se sarà il primo o l’ultimo dei miei articoli per il blog di Italioti ma voglio da subito evidenziare una mia attitudine: fare domande. Sono un curioso per eccellenza! Ne pongo in continuazione a me stesso e agli altri e vorrei tenere in questo articolo lo stesso approccio.  Vorrei andare anche oltre cercando di darmi e darvi delle risposte in modo semplice, con l’obiettivo di “renderci piu’ consapevoli di come potrebbe essere l’Italia se solo ci si mettesse in gioco”.

Iniziamo. Chi sono? Alessio, 30 anni appena compiuti, giramondo per lavoro i 3 anni dopo la laurea e da altri 3 anni con fissa dimora a Milano. Ho avuto il privilegio di vivere in diversi paesi (Olanda, Francia, Inghilterra e Stati Uniti) e di aver visitato parecchie città nel mondo.

Vorrei con questo articolo cercare di semplificare i modelli di politica di destra e sinistra utilizzando 4 campi di politica economica e suggerire degli spunti di discussione su cosa potrebbe essere meglio per l’Italia in quegli ambiti.
Partiamo dal primo punto, cerchiamo di semplificare i modelli di approccio economico storico delle due fazioni. Per semplicità userò solo 4 ambiti economici:

                 tabella

Mercato del lavoro

Spero e mi aspetto che la maggior parte delle persone riconosca che in Italia abbiamo bisogno di un mercato del lavoro con una migliore flessibilità.

Questo articolo di Emiliano Mandrone su lavoce.info aiuta a capirne il dettaglio. La sintesi è che vi sono due tipi di flessibilità: la flessibilità “buona” che è quella organizzativa e permette di venire in contro alle esigenze aziendali (Es. Lavoro notturno, festivo, straordinario) e la felssibiltià “cattiva” cioè quella contrattuale (contratti atipici) spesso priva di motivazione da parte dell’azienda se non la convezienza economica. Purtroppo un approccio tale non è stato mai sviluppato in Italia,  perchè quando si sono fatti dei passi avanti da una parte ne sono arrivati 5 indietro dall’altra. Tutto questo per favorire il compromesso, cosi’ da perderci tutti. La mia opinione è che la concertazione è  uno dei piu’ grossi mali dell’Italia!!! È giusto che si interagisca con le parti sociali per capire i punti di vista di tutti e che si cerchi un compromesso ma solo per avere il meglio da una decisione. Questo non va confuso con quello che si fa in Italia, che senza l’accordo di tutti si usa la strategia del “non-decidere” che ha portato l’Italia a rimanere fermi nell’ultimo ventennio.

Questo approccio di che tipo è? Sulla carta dovrebbe essere di destra. Per la sinistra/sindacati già soltanto parlare di lavoro notturno e festivo è ancora, purtroppo, un po’ eretico. In Italia la corrente di pensiero “Renziana” e “Montiana” è forse l’unica che secondo me si avvicina a questo approccio.

Sempre lavoce.info con l’articolo di T. Boeri e P. Graibaldi  sostiene che la riforma Fornero/Monti è incompiuta. Vero, verissimo ma vorrei tanto che si riuscisse a fare un altro “trova le differenze” su come è entrato il decreto Forneo in parlamento e su come è uscito.

Ma tu non ti metti in gioco da Italiano? Certo! E vorrei lanciare la mia prima proposta/provocazione perchè oltre alla flessibile organizzativa  non abbiamo anche una flessibiltà intergenerazionale, mi spiego:

Lavoro da 5 anni (sono sicuro che puo’ valere anche per una persona che lavora da 10) e una delle cose che ho riscontrato, è la quantità di ferie arretrate che mi ritrovo in busta paga e cosi’ è lo stesso per tanti miei colleghi e amici. E allora mi sono chiesto… non saranno troppe le ferie contrattuali?

Per esempio, perchè invece le ferie non posso aumentare in funzione dell’età? Facciamo alcune assunzioni:

  • Quando si è giovani si ha piu’ energia e meno bisogno di riposare
  • Quando si è piu’ giovani si ha meno bisogno di tempo da dedicare alla propria famiglia perchè magari non si è ne sposati ne si hanno figli
  • Quando si è all’inizio della carriera lavorativa si cerca una maggiore retribuzione perchè in valore nominale è sicuramente piu’ bassa e anche “solo” 100 euro in piu’ al mese fanno comodo.

Allora perchè non diamo meno ferie quando si è piu’ giovani e si danno piu’ soldi in busta paga? perchè andando avanti con l’età, o anche attraverso il cambiamento del proprio status (una moglie, un figlio), non si possono aumentare i giorni di ferie e permesso invece dell’aumento di stipendio in modo da poter dedicare piu’ tempo alla famiglia?

Se ora mi avessero detto di poter convertire le mie ferie arretrate in stipendio, senza incorrere in una elevata tassazione, l’avrei fatto immediatamente. Ovviamente, mi rendo conto che lasciare completa liberta’ d’opzione possa portare al rischio di incorrere in soprusi da parte del datore di lavoro, che puo’ mettere nelle “condizioni” il dipendente di scegliere cio’ che è piu’ conveniente per l’imprenditore. Secondo me con i giusti accorgimenti legislativi si potrebbero aiutare i giovani nei primi stadi della vita lavorativa. Sarebbe interessante ricevere i vostri commenti e capire se altre persone hanno scritto in materia per vedere i possibili effetti negativi di un tale approccio.

Perimetro statale

Spero e mi aspetto che la maggior parte delle persone sia d’accordo nel considerare il perimetro statale italiano troppo ampio. Il mio criterio di valutazione è: quando lo stato non è piu’ in grado di gestire una organizzazione cosi’ ampia in modo efficiente ed efficace?

Lo stato dovrebbe cercare di svolgere solo attività che il mercato non è in grado di gestire e sostituirsi per le sue mancanze. Lo stato dovrebbe anche evitare di fare l’imprenditore. Sono due ruoli diversi e ognuno deve fare il suo!

Questo approccio di che tipo è? Questo approccio è sicuramente piu’ di destra che di sinistra, la quale probabilmente vorrebbe aumentare il perimetro statale.

Voglio comunque definire meglio cosa intendo e porto un esempio di quando lo stato invece dovrebbe intervenire: la gestione del bene primario per eccellenza, l’ Acqua.

Acqua pubblica o acqua privata? è uscito da poco un articolo sul corriere.it di Riccardi e Pagano sui risparmi  che a Parigi hanno ottenuto, da due anni a questa parte, passando da un sistema privato ad uno pubblico (35 Milioni di risparmi e 8% di abbasamento delle tariffe). Il risultato è stato ottenuto perchè con l’acqua privata si sono creati due monopoli e nessuna concorrenza. Il mercato in questo caso ha fallito ed è dovuto intervenire lo Stato per sostituirsi. Allo stesso modo è incomprensibile come in alcune regioni del sud Italia, per esempio la Calabria (e parlo con cognizione di causa), tutt’ora in estate vi siano problemi con l’approvvigionamento dell’acqua. Qualcuno non mi venga a dire che è perchè mancano le fonti, perchè altrimenti a Las Vegas o Dubai che cosa dovrebbero fare?

In Italia il perimetro statale deve essere ripensato, diminuito sfruttando le migliori pratiche che ci sono nel mondo. C’è qualcuno che ha già sbagliato prima di noi e purtroppo gli italioti non sanno imparare dagli errori degli altri. La prima cosa a cui guardare sono i servizi pubblici e non tanto perchè debbano diventare privati o meno, ma perchè non devono piu’ essere rifugi per politici falliti!

Pressione Fiscale & Welfare

Spero e mi aspetto che la maggior parte delle persone siano d’accordo sul fatto che la pressione fiscale è il controaltare del welfare: ad una elevata pressione fiscale dovrebbe corrispondere un elevato livello di Welfare e viceversa.

In questo momento in Italia abbiamo un elevata tassazione dovuta a due fattori:

  1. un importante welfare (diciamo su modello europeo di un economia sociale di mercato) anche se con grossi problemi sia di efficienza che di efficacia
  2. un’ elevata evasione fiscale

Partiamo dalla tassazione considerando che il fisco dovrebbe avere tre obbiettivi primari:

  1. coprire i costi derivanti dalla struttura dello stato
  2. perequazione sociale
  3. incentivazione di comportamenti da parte della comunità

Sicuramente in Italia i traguardi sopra descritti non sono stati raggiunti in pieno. Il governo dei tecnici, nell’ultimo anno, ha cercato di ottenere la copertura del bilancio con un aumento delle tasse, dovuto principalmetne ad un’emergenza dichiarata, che la diminuzione di costi (spesa pubblica) non sarebbe riuscita a conseguire in cosi’ breve tempo.

La seconda e la terza finalità invece hanno molta strada prima di potersi considerare realizzate. Si potrebbe fare un elenco infinito sulle cose che si potrebbero attuare. Sicuramente italioti.it cerca e cercherà di fare la sua parte nel proporre qualcosa, per ora mi limito ad evidenziare due azioni concrete, una per ogni scopo:

  1. migliorare lo strumento dell’ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) che potrebbe portare anche ad una riduzione della spesa pubblica. Non è giusto che una persona con un conto in banca di milioni di euro paghi solo il ticket sanitario (50 euro) per un esame come la risonanza magnetica che ne costa allo stato 350; se puo’ permetterselo paga tutta la spesa. È giusto invece che chi non può permettersi i 50€ di ticket non debba pagare l’esame e che sia tutto a carico dello stato. Questo indicatore ha pero’ tutt’ora dei limiti che vanno migliorati, per esempio da un grande peso alla liquidità in banca e meno al casa di proprietà. Secondo me con gli opportuni investimenti per migliorarlo si otterrebero enormi risultati.
  2. Attuare il Piano Giavazzi per la riallocazione degli incentivi alle imprese in modo da ridurre il cuneo fiscale.  Cos’è il piano Giavazzi?  In sintesi, si propone di ripensare i trasferimenti alle imprese seguendo due criteri:
  1. Solo in caso di evidenti fallimenti di mercato e quindi in cui l’intervento dello stato è strettamente necessario
  2. Quando i costi indiretti (amminstrativi o derivanti dalla distorsione degli incentivi) non superino i benefici del trasferimento stesso.

L’assunzione di base, giustificata da analisi macroeconomiche, è che una riduzione della spesa non produttiva compensata da un riduzione della pressione fiscale, porterebbe un vantaggio in termini di crescita, con un aumento del PIL del 1.5% nell’arco di 2 anni, assumendo un taglio degli incentivi di 10 Miliardi di Euro all’anno.

Questo approccio di che tipo è? Forse questo è sia di destra che di sinistra o forse è proprio la sintesi dell’approccio di destra e di sinistra: Vogliamo chiamarlo Centro? Vogliamo chiamarlo senso civico? Vogliamo chiamarla scelta civica?

Quindi è meglio una politica di destra o sinistra? Probabilmente non ha piu’ senso cercare di fare un esercizio del genere ma cercare di guardare l’idee da un altro punto di vista e cioè cosa potrebbe rendere l’Italia un paese migliore. Spero di aver chiarito dove si dovrebbe concentrare l’attenzione della nostra classe dirigente una volta terminato questo circo che chiamano campagna elettorare. Solo 4 punti non mille e alcuni di questi sarebbero a costo zero o addirittura con effetti positivi sul bilancio pubblico.

Il sogno di Italo – E tu che Italia sogni?

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Una lettura delle evoluzioni economiche e sociali dell’ultimo ventennio Italiano (1992-2012) ed il sogno di un’Italia diversa per il prossimo ventennio

“Italo, re degli Enotri, da lui in seguito presero il nome di Itali e Italìa l’estrema propaggine delle coste europee delimitata a Nord dai golfi, di lui dicono che abbia fatto degli Enotri, da nomadi che erano degli agricoltori stabili, e che abbia imposto loro nuove leggi, istituendo tra l’altro per primo i sissizi. Per questa ragione ancora oggi alcune delle popolazioni che discendono da lui praticano i sissizi e osservano alcune sue leggi”

(Aristotele, Politica, VII, 10, 2-3)

Dall’alto, fra le nuvole mi dirigo a pie’ sospinto verso la terra che un giorno, tanto tempo fa, dominai. 30 secoli or sono, unii lande distanti, popoli di dialetti diversi sotto un unico regno, trasformai la mia gente persuadendo gli uni con la dolcezza e convincendo gli altri con la forza. Istitui’ i sissizi, “gli schiticchi”, delle belle mangiate pubbliche per creare di un popolo disperse una comunita’ di patrioti. Buon vino scorse nei nostri bicchieri. Amai queste coste profondamente come gli occhi della donna che sposai e queste enormi montagne come le spalle forti dei miei due figli. Sono Italo. Italo degli Enotri o degli Itali se cosi’ preferite chiamarmi. Italia e’ la mia terra.

Prologo
Corro, inciampo fra le nuvole, ho sentore che qualcosa non procede per il verso giusto e mi sento obbligato a scendere dal mio iperuranio per tornare in quelli che un tempo furono i miei domini. La mia terra e’ in fiamme forse? Attaccata dai nemici? In preda alla distruzione forse? Non so, fermarmi a guardare bene mi aiutera’ a capire cosa e’ successo dalla mia ultima visita nel 1992. Mi sembra ieri. A quei tempi ci recammo sul luogo con Wolfgang Goethe e Roberto Rossellini ci fece da Cicerone. Il primo volle per forza portarmi in Sicilia in quanto a suo parere «l’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna ed e’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto». Il secondo, Il vecchio Rossellini, invece, sorrideva a stento mostrandoci cosa stesse succedendo fra la Grande Crisi finanziaria, le scommesse speculative su una debolissima lira, il debito pubblico raddoppiato dal 60% al 120% del prodotto interno lordo in soli dieci anni, la Fine della Prima Repubblica, Tangentopoli ed il crollo della fiducia nei partiti. I miei Italiani avevano perso le speranze, alcuni di essi da Itali divennero Italioti. Cosi’ anche oggi porto Wolfgang al mio fianco e mi appresto a raggiungere Roberto sul luogo per il loro ennesimo viaggio in Italia.

 

L’Apocalisse – In Italia: Italo incontra Roberto Rossellini

Italo: Eccomi arrivato. “Roberto, allora? Cosa succede?”

Roberto: “Beh, caro il mio Italo, come nel 1992 quando mi venisti a trovare, l’Italia vive una grave crisi di carattere finanziario, con serie ripercussioni sul sistema economico e sulle condizioni di vita della popolazione.

Il rapporto fra debito pubblico e PIL non si e’ ridotto piu’ di tanto nonostante l’alleggerimento dei tassi di interesse sul debito dovuto all’ingresso nella moneta unica, le manovre fiscali e le grandi privatizzazioni delle grandi aziende statali Telecom, Enel Eni, INA e SME (e con questa Motta, Alemagna, La Valle degli Orti, L’Antica gelateria del corso, La Cremeria e anche parte dei beni di Gigi). La spesa pubblica direttamete legata alla produzione dei servizi in funzione del prodotto interno lordo ha continuato a crescere, come del resto il costo della macchina dello stato. Dall’inizio della crisi finanziaria nel 2008, poi, il prodotto interno lordo e’ sceso del 7% e dalla creazione dell’euro il costo del lavoro e’ cresciuto del 30% in piu’ sulla media euro.

Tra il 1992 e il 2011 le attività terziarie hanno aumentato la loro incidenza sul valore aggiunto del 7%, passando dal 66,5% al 73,4%. Il calo del peso del settore industriale è quasi interamente imputabile all’industria manifatturiera. In Italia non si produce piu’. In Italia si pensa. Si serve. E se per produrre ci vogliono 2 braccia, per pensare ci vuole 1 testa. Cosi’ analogamente, i posti di lavoro si sono ridotti. Il lavoro e’ cambiato. E’ nato il lavoro precario e il 50% dei contratti di lavoro sono diventati a tempo determinato. Precari. Il 34% dei giovani italiani (15-24 anni), forse troppo choosy, non lavora – in Sicilia uno su due non lavora e spesso l’altro lavora a Roma, Milano o all’estero, anche se mantiene la residenza in Sicilia.

Figli? No, non se ne fanno. E come fai? Non lavori e fai figli? E come li campi? In Italia nel 1992 c’erano 56,4 milioni di cittadini italiani e nel 2012 ce ne sono 55,7 milioni. Ne muoiono piu’ di quelli che ne nascono (tasso di crescita naturale negativa) e quelli che non muoiono, invecchiano. Piu’ vecchi, piu’ spesa pubblica previdenziale, sanitaria e assistenziale. Ma non ti preoccupare mio caro, sulle tue terre nel 2012 c’e’ piu’ gente del 1992 grazie all’immigrazione. In 20 anni hai potuto accogliere altri 3,7 milioni di stranieri. Molti rumeni (22%), poi albanesi (10%), marocchini (10%), cinesi (5%) ed ucraini (4%). Sono i nuovi Italiani, amano la tua terra quanto te e amano il tuo popolo come tu hai amato tua moglie. Si sposano con cittadini italiani e nel 2008 1 matrimonio su 6 e’ stato un matrimonio fra un italiano e uno straniero. Amano, ma molti non li amano e la politica sull’immigrazione e’ fra le piu’ dure e criticate d’Europa.

Una cosa non e’ cambiata, pero’! Indovina??? I parlamentari! Passeggiando per Roma alle 10-10.30, incontrerai Pisanu (39 anni, in parlamento), La Malfa, Matteoli, Berselli, Colucci, Fini, Casini e Vizzini nei pressi della Camera dei Deputati o del Senato. 32 deputati e 42 senatori hanno oltre 20 anni di incarichi. Italo, te li ricordi?”

Italo: “Beh, benvenuti ai nuovi Italiani. Mi sembra l’unica buona notizia, ma scusami, fermati un attimo, ma per il resto mi sembra un’apocalisse. Come e’ stato possibile tutto questo? Il mio popolo non se ne e’ accorto? Un processo di impoverimento lungo 20 anni e non se ne e’ accorto nessuno? Non si sono ribellati? Non hanno protestato? E l’elezioni? Almeno hanno votato?” – Scappa la prima lacrima sul volto del povero Italo.

Roberto: “Bah, si’. Di votare hanno votato. Quando arrivasti nel 1992, c’era Andreotti! Te lo ricordi? Il 2 maggio 2003 è stato giudicato e condannato dalla Corte d’Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Il reato commesso non era però più perseguibile per sopravvenuta prescrizione e quindi si è dichiarato il non luogo a procedere nei suoi confronti il 15 ottobre del 2004. Giulio a 94 anni ed e’ ancora in Parlamento, senatore a vita, ma ogni tanto ci fa preoccupare con qualche colpo di tosse. Ma poi ci sono stati anche due Amato, due governi Prodi, due D’Alema, un Dini, un Ciampi e un Monti. Ah, quasi dimenticavo anche 4 Berlusconi”.

Italo: “Quindi mi stai dicendo che in 20 anni ci sono stati 14 governi??? E 4 governi Berlusconi??? Quante generazioni? Il nonno, il padre e i figli??? Come ai miei tempi.”

Roberto: “No, no, solo uno. Silvio Berlusconi che dal 1994 al 2011 ha governato per quattro governi. 3341 giorni su 6678 giorni di governo negli ultimi 20 anni. Per un totale del 49% del tempo di questo ventennio in cui tu, Italo, non sei stato qui.”

Italo: “Silvio, l’imprenditore di successo delle televisioni, dell’editoria, della finanza, etc. etc.??? Beh, quello era bravo. E come mai e’ successa questa apocalisse allora???”

Roberto: ”Non so. Avra’ perso la mano”.

Italo: “E gli Italiani? Lo hanno votato ancora? Si sono indignati? Hanno votato? Hanno spinto al cambiamento?”

Roberto: ”Bah, si’. Un po’. Molti si sono lamentati, hanno piagnucolato e poi hanno cambiato canale. Italioti si chiamano. Figurati che in Sicilia alle ultime elezioni ha votato solo il 47% degli elettori e adesso Silvio Berlusconi forse si ricandida.”

Italo sbigottito:” Ma chiddici? Babbiii? Picchi un cinni futti nenti? (Why don’t they care?) Basta, basta, altrimenti fai piangere e mi fai piangere anche il povero Goethe”

Goethe ripensa all’amata Sicilia e intanto singhiozzando si fa forza: “Gli Italiani reagiranno, ne sono sicuro. Come in ogni momento di necessita’ tireranno fuori il meglio di se’ stessi e sceglieranno la loro nuova classe politica con coscienza del futuro”.

Il vecchio poeta si asciuga le lacrime, Italo e’ disperato.

 

Il sogno di un’Italia diversa per il prossimo ventennio

Sulla via del ritorno, Italo e’ addolorato. Un pugno in gola, avrebbe la voglia di gridare cosi’ forte da svegliare tutti gli Italiani e soprattutto tutti gli Italioti. Purtroppo e’ lontano, sulle nuvole. Licenzia allora i suoi compagni di viaggio, Goethe ed il vecchio regista Rossellini e rientra verso l’iperuranio. Stanco delle fatiche si adagia sopra una nuvoletta soffice, soffice, si addormenta ed inizia a sognare…

Sogna un’Italia nuova.

Sogna un’Italia, repubblica fondata sul lavoro, in cui con braccia e testa il suo popolo recupera la propria produttivita’, il proprio lavoro stabile ed i propri sogni, la propria nobilta’ e la propria dignita’.

Sogna un’Italia dove i giovani lavorano e non sono costretti a partire, a migrare dalle regioni piu’ povere per lavorare.

Sogna un’Italia dove nasce l’amore, nascono piu’ figli, le famiglie sono piu’ protette e piu’ internazionali. Un’Italia dove se ti comporti bene, sei onesto e lavori, sei straniero solo per 1 minuto e al massimo per 5 anni.

Sogna un’Italia dove e’ bello vivere ed invecchiare.

Sogna un’Italia dove politico e condannato non sono sinonimi, ma contrari. Dove politico e mafioso sono contrari. Dove si fa il politico perche’ si ama la propria terra, tutta. Si, proprio come Italo.

Sogna un’Italia che crede nel cambiamento. Un’Italia che e‘ cosciente, impegnata a cambiare ed e’ coerente.

Sogna un’Italia che e’ contenta di essere Italia. Una ed una sola Italia.

…E tu, mio caro lettore, che Italia sogni?

 

Fonti:
– Istat, Rapporto Annuale 2012, Capitolo 2. VENTI ANNI DI ECONOMIA E SOCIETÀ: L’ITALIA TRA LA CRISI DEL 1992 E LE ATTUALI DIFFICOLTÀ, http://www.istat.it/it/files/2012/05/Capitolo_2.pdf
– Banca d’Italia, Aspetti della politica economia italiana dalla crisi del 1992 a quella del 2008-2009,  http://www.bancaditalia.it/interventi/altri_int/2010/rossi-050310/Rossi_050310.pdf
– Lorenzo Bini Smaghi, Out with the Old – Italians need more than old politics, Lorenzo Bini Smaghi calls for a new Italy, Ft.com, 18/01/2013, clicca qui
– Onorevoli in Parlamento: http://www.corriere.it/politica/12_agosto_16/parlamentari-matusalemme-classifica_49db78a2-e790-11e1-99a7-5bcc98b17274.shtml
– Ministero dell’Economia e delle Finanze, La Spesa dello Stato dall’Unita’ di Italia,  http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Servizio-s/Studi-e-do/La-spesa-dello-stato/La_spesa_dello_Stato_dall_unit_d_Italia.pdf
– Durata Governi Berlusconi: http://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Berlusconi
– Governi cronologia: http://cronologia.leonardo.it/governi2.htm
– Privatizzazioni industriali in Italia degli anni 90’: http://it.wikipedia.org/wiki/Privatizzazione#Le_privatizzazioni_industriali_in_Italia
– Il Sole 24 ore, Giovani, nuova impennata della disoccupazione: 33,9% nel secondo trimestre 2012, record dal 1993, 31/08/2012, http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-31/giovani-nuova-impennata-disoccupazione-102823.shtml?uuid=AbVZHFWG
– Cinquantamila Giorni, Giulio Andreotti, Corriere.it  http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=GiulioAndreottiVita

“La corazzata Potemkin…

fantozzi…e’ una cagata pazzesca!”

In quel caso tutti lo pensavano ma nessuno osava fiatare se non il mitico ragionier Ugo Fantozzi (dopo essersela sorbita comunque tutta  fino alla fine…), sull’Euro invece i pareri non sono altrettanto unanimi, ci sono quelli convinti, ci sono quelli contro, ma ci sono soprattutto quelli che lo danno per scontato e che si’, e’ vero che tutto e’ raddoppiato tranne gli stipendi da quando e’ stato introdotto l’euro, ma tra mangiare la minestra o saltare dalla finestra, meglio la minestra (direi che questi sono la maggior parte).

Insomma non stiamo qui a ragionare su come ci siamo finiti in questo Euro, ma colgo lo spunto dal post precedente “Trova le differenze” dove si evidenziano similarita’ e differenze tra le agende di Monti e di Grillo per mettere un po’ di oggettivita’ in uno dei temi che piu’ li vedono distanti: la moneta unica. L’obiettivo e’ quello di insinuare tra i mangiatori di minestra un dubbio:

E se l’Euro fosse veramente una cagata pazzesca??

Essendo anch’io uno dei mangiatori di minestra, riprendo le argomentazioni di tale Ambrose Evans-Pritchard (di seguito AEP), giornalista del Telegraph che affronta l’argomento su un articolo del 13 Luglio scorso ma sempre attuale (clicca qui per leggere l’articolo integrale in inglese).

L’articolo e’ stato scritto all’indomani del downgrade del debito italiano da parte di Moody’s al rango di near junk (quasi spazzatura) e inizia dicendo sostanzialmente che l’aggravarsi della crisi e’ stato causato da un mix esplosivo di mosse sbagliate della BCE (messe in atto per forzare Berlusconi ad andarsene) e delle misure di austerita’ fiscale imposte dall’Europa (in parole povere: meno soldi in circolazione & piu’ tasse = ancora meno soldi in circolazione e quindi spirale recessiva).

AEP continua dicendo che il fatto che siamo riusciti a raggiungere un avanzo di bilancio (ovvero che le tasse incassate dall’Erario sono sufficienti a pagare tutte le spese al netto degli interessi sul debito) non servira’ a compensare gli effetti recessivi dell’austerita’ fiscale sul debito pubblico. Tradotto: e’ vero che tra l’aumento delle tasse e il contenimento della spesa  ottengo un avanzo con cui posso ripagare gli interessi sul debito, ma dato che se aumento le tasse provoco una riduzione dei consumi e degli investimenti, cio’ vuol dire che sto anche contraendo il mio PIL (ulteriormente ridotto anche dai tagli alla spesa pubblica), lo stesso PIL da cui poi dipenderanno le mie entrate fiscali future, ma poiche’ l’aliquota fiscale si abbattera’ su un PIL ridotto, anche le entrate fiscali saranno minori (a meno di non alzare l’aliquota ovviamente..), insomma, si entra in un ginepraio (tecnicismo per indicare una situazione di difficile soluzione) senza fine.

AEP individua dapprima l’uscita dall’euro come naturale cavallo di battaglia della propaganda di Grillo e di un Berlusconi che stava gia’ ai tempi sniffando l’opportunita’ di un ritorno in auge, ma passa subito dopo a snocciolare fatti:

  • Il debito combinato pubblico-privato italiano e’ il 260% del PIL, ovvero simile a quello della Germania e molto piu’ basso di paesi come Stai Uniti, Gran Bretagna, Francia, Olanda e Danimarca
  • Con una ricchezza privata totale di 8.6 trilioni di euro, gli italiani sono piu’ ricchi (pro-capite) dei tedeschi
  • L’Italia ha il miglior indicatore di sostenibilita’ del debito nel lungo periodo secondo il Fondo Monetario Internazionale (meglio di TUTTI gli altri paesi)
  • A causa dell’Euro, lo storico avanzo commerciale dell’Italia nei confronti della Germania si e’ trasformato in deficit in quanto l’Italia ha perso competitivita’ nel costo del lavoro con l’introduzione della moneta unica.

Sostanzialmente AEP ci dice che l’Italia non e’ messa cosi’ male come sembra, si trova solo nella valuta sbagliata. A quanto pare un tizio di Bank of America ha analizzato l’uscita dall’Euro dell’Italia attraverso la teoria dei giochi con il risultato che ci sarebbe solo da guadagnarci.

Vengono poi scardinati uno ad uno tutti gli spauracchi apocalittici che ci vengono propinati regolarmente quando viene paventata l’uscita dall’euro. Praticamente grazie all’avanzo di bilancio che gia’ abbiamo, all’elevato tasso di risparmio e alle dimensioni sufficientemente grandi della nostra economia, potremmo andarcene in ogni momento senza troppi patemi d’animo (niente a confronto di quelli che ci aspettano rimanendo dentro).

La conclusione e’ che addirittura l’unica via possibile per ridurre il costo dell’indebitamento sarebbe quella di uscire dall’euro subito!

Ora, magari non ho spiegato proprio tutti I passaggi perfettamente, magari ci sono altri fattori da tenere in considerazione, ma di fatto c’e’ tutta una corrente di pensiero molto ben documentata e alimentata da voci autorevoli (quella qui riportata e’ solo un esempio ma ce ne sono altre) e di ben altro calibro rispetto al nano e a Grillo, che prova come l’uscita dall’euro per l’Italia non sia in realta’ proprio una cagata pazzesca…

Trova le differenze

Trova le DifferenzeLe agende vanno di moda, e non solo perché il 2013 è partito, ma perché ormai da Monti a Grillo tutti ne hanno una, o quasi tutti visto che quella del PD e del PDL sinceramente le ho perse per strada.
L’agenda Monti è abbastanza chiara, diretta, molto aziendalista.

L’agenda Grillo è direttissima e condivide alcuni punti di quella di Monti, ecco quelli principali:
• la Legge anticorruzione (che ricordiamo ha portato avanti il governo del Professore)
• il Reddito di cittadinanza (chiamato da Monti “reddito di sostentamento minimo”)
• l’ Abolizione dei contributi pubblici ai partiti (non totale per Monti in quanto chiunque dovrebbe avere la possibilità di poter Salire in Politica)
• l’elezione diretta dei candidati alla Camera o al Senato (tale e quale)
• l’istituzione di un politometro per la verifica di arricchimenti illeciti da parte della classe politica negli ultimi vent’anni (l’agenda del professore non la richiede retroattiva con un pizzico di realismo in più)
• misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa sul modello francese (l’agenda monti parla un pochino del rilancio dell’economia in generale e a noi non dispiacerebbe se il modello una volta tanto fosse italiano).
Certo le differenze sostanziali ci sono: la TAV, l’euro, i mandati parlamentari ed il referendum propositivo (voi cosa ne pensate?).

Fatta questa analisi basilare però mi viene da pensare all’articolazione di un discorso più ampio e conscio di cosa significhi fare politica e non solo urlare. Il punto fondamentale che mi sposterebbe verso l’Agenda Monti anche se i due programmi fossero uno la fotocopia dell’altro, è la serietà e l’esperienza del Professore. Al contrario dei governi precedenti, ciò che il governo ha detto che avrebbe fatto è stato votato ed è diventato legge con velocità. Il riconoscimento internazionale di Monti è fondamentale, come anche il sapersi muovere della sua squadra tra le difficili anse dei palazzi del potere. Grillo potrebbe fare quello che scrive solo se avesse l’80% delle preferenze o entrasse in parlamento con i suoi commilitoni, molto in stile CasaPound…

In un discorso più generale mi convince il parlare di misure e incentivi sulla base di dati concreti, parlare di efficienza, parlare di Donne, Europa e Capitale Umano. Tutto questo racchiuso in un’ottica macro: “il cambio di mentalità degli Italiani”. Dobbiamo provare a sforzarci, secondo l’ultimo Primo Ministro e anche l’autore dell’articolo che state leggendo, di diventare Italiani e smetterla di fare gli Italioti. I passaggi sono lunghi e non indolore, ma come già abbiamo scritto in altri post, l’ottica di lungo periodo è essenziale e forse ci porterà lontano e fuori da questa empasse italo/europea, proprio grazie ad una maggiore integrazione, concorrenza e merito.
La missione è dura, se non impossibile. Troppi italioti vivono di rendite di posizione ereditate ed inscalfibili. E proprio questo fa si che gli ultimi non ce la facciano a salire i gradini per tirare fuori la testa e anche solo respirare un po’; un po’ di liberismo sarebbe la prima medicina socialdemocratica.

In ultima analisi i due programmi non sono molto distanti l’uno dall’altro, perché allora ci si dovrebbe fidare di qualcuno che non ha la minima credibilità internazionale e non ha mai avuto a che fare con la politica ed i ragionamenti che vi stanno dietro? Riflettiamoci!

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